martedì 3 febbraio 2009

Parliamo di Micorrize

Cosa sono
Per micorriza si intende un particolare tipo di associazione simbiotica tra un fungo ed una pianta superiore localizzata nell'ambito dell'apparato radicale del simbionte vegetale, e che si estende, per mezzo dell ife o di strutture più complesse come le rizomorfe nella rizosfera e nel terreno circostante. Queste simbiosi sono, nella maggior parte dei casi, di tipo mutualistico, per cui i due organismi portano avanti il loro ciclo vitale vivendo a stretto contatto e traendo benefici reciproci, sia di natura nutrizionale che di altro tipo.

Le associazioni micorriziche rappresentano un enigma per la maggior parte degli ecologi, e neanche gli esperti del settore hanno difficoltà ad ammettere di non averne ancora afferrato l'immensa varietà di tipi e di ruoli sia negli ecosistemi naturali che in quelli modificati dall’uomo.
I primi studi furono condotti in Germania verso la fine dell'Ottocento da Albert Bernhard Frank, un patologo forestale che descrisse per la prima volta la struttura ed il funzionamento essenziale di quel rapporto simbiotico fra alberi e funghi che chiamò mykorhiza. Il principale carattere strutturale che Frank riuscì ad osservare, fu la costante presenza di una sorta di rivestimento, o mantello, costituito da un intreccio ifale, sugli apici radicali. Frank notò altresì che queste strutture sono sempre presenti nei sistemi radicali delle piante vegetanti in ambienti naturali.
Nel corso di studi successivi furono individuati due tipi di micorrize:

le ectomicorrize conosciute anche come micorrize ectotrofiche), caratteristiche della maggior parte delle angiosperme arboree e delle conifere,nelle quali è possibile osservare un mantello fungino esterno ricoprente gli apici radicali;

- le endomicorrize,(conosciute anche come micorrize endotrofiche), di più ampia diffusione (anche tra le specie erbacee), non dotate di un mantello fungino esterno e manifestanti un certo grado di colonizzazione intracellulare da parte delle ife.


Classificazione
Una prima distinzione, che ricalca quella ormai superata tra endomicorrize ed ectomicorrize, può essere fatta tra le micorrize che coinvolgono funghi endofiti con ife non settate appartenenti al phylum Glomeromycota e le micorrize formate da funghi con ife settate appartenenti a diversi ordini di ascomiceti e basidiomiceti.
Per quanto riguarda le piante simbionti, esse sono così numerose e diversificate dal punto di vista tassonomico che la classificazione spesso è difficoltosa. Bisogna inoltre considerare che il tipo di micorriza formato può essere influenzato dall'identità sia della pianta sia del fungo, per cui, ad esempio, uno stesso fungo può formare diversi tipi di micorriza a seconda della pianta coinvolta.

Micorrize vescicolari-arbuscolari
Conosciute anche come micorrize VA o VAM, sono caratteristiche dei membri del phylum Glomeromycota. Il principale carattere distintivo di questo gruppo risiede nella capacità, da parte dei funghi, di produrre particolari strutture, chiamate arbuscoli, all'interno delle cellule delle piante compatibili.
Le piante simbionti, in questo tipo di micorrize, appartengono praticamente a tutti i phyla: Bryophyta, quasi tutti i gruppi delle Pteridophyta, tutti i gruppi delle Gymnospermae e la maggior parte delle famiglie delle Angiospermae.
Ectomicorrize
Interessano principalmente funghi ascomiceti e basidiomiceti (circa 6000 specie) e piante arbustive ed arboree (circa il 5% delle Spermatofite per una stima di 8000 specie). Tra i più comuni funghi che formano ectomicorrize si citano:

- Basidiomiceti
- Ascomiceti
- Zigomiceti

In questo tipo di associazioni il fungo forma una struttura, denominata mantello o micoclena, che avvolge gli apici radicali. Esternamente ad essa emanano nel terreno ife singole o aggregate in strutture chiamate rizomorfe. Le ife inoltre penetrano verso l'interno fra le cellule dell'epidermide radicale formando un sistema intercellulare complesso, che appare in sezione come una rete di ife denominata reticolo di Hartig. Vi è invece poca o nessuna penetrazione intracellulare.
La particolare importanza delle ectomicorrize nel settore forestale è dovuta al fatto che esse interessano la maggioranza delle Pinacee, delle Fagaceae (molto frequenti nelle foreste temperate) e delle Myrtaceae, così come molte altre famiglie contenenti importanti specie arboree.

Endomicorrize
Possiedono molte delle caratteristiche delle ectomicorrize, ma esibiscono anche una elevata capacità di penetrazione intracellulare. Esse interessano principalmente i semenzali di alcune conifere (soprattutto Pinus spp.) e sono caratterizzate da un reticolo di Hartig piuttosto grossolano, da un manicotto molto sottile o assente, e dal fatto che, soprattutto nelle parti più vecchie delle radici, le cellule vengono invase da matasse di ife.

Aspetti nutrizionali
Nella maggior parte dei tipi di micorrize gli scambi nutrizionali consistono sostanzialmente nel movimento di carbonio organico dalla pianta verso il fungo e, nel senso opposto, di sostanze nutritive (come P, N, Zn e Cu), in forma organica o inorganica, verso la pianta. La funzionalità dei sistemi micorrizici dipende dunque:

- dal trasferimento, nella maggior parte dei tipi micorrizici, di C organico derivato dalla fotosintesi dalla pianta alle varie strutture fungine (micelio, spore e corpi fruttiferi in via di sviluppo);
- dalla capacità dei simbionti fungini di captare le sostanze nutrienti disponibili in forma inorganica e/o organica nel terreno e di cederle alla pianta attraverso una o più interfacce simbiotiche.

Il micelio che si diparte dalle radici colonizzate svolge un ruolo chiave nell'assorbimento dell'acqua e delle sostanze nutrienti da parte delle piante, proliferando in particolare nelle zone più ricche di sostanze e competendo efficacemente con altri microrganismi del terreno. Alcune differenze si possono riscontrare, tra le varie categorie micorriziche, nella capacità dei simbionti fungini di captare un numero più o meno elevato di elementi diversi dal terreno. La continua ricerca dei nutrienti da parte del fungo porta sostanzialmente ad un aumento della superficie complessiva del sistema radicale della pianta e del volume di suolo esplorato, fatto che porta ad un generale aumento della competitività di queste piante nei sistemi naturali.

Importanza
L'importanza delle micorrize non si riduce soltanto all'assorbimento di acqua e nutrienti dal terreno. Le piante micorrizate si presentano spesso più competitive e più tolleranti nei confronti degli stress ambientali rispetto alle piante non micorrizate, anche per ragioni legate a:
- acquisizione di nutrienti presenti in forme normalmente non disponibili per le piante (ad esempio N nei composti organici);
- capacità di abbattere la presenza di composti fenolici e metalli tossici nel suolo;
- protezione dagli stress idrici;
- protezione nei confronti di funghi parassiti e nematodi;
- benefici non nutrizionali dovuti, ad esempio, alla produzione di fitormoni;
- accumulazione di nutrienti;
A livello di ecosistema, tutto questo si traduce in una importante influenza:
- sulle popolazioni microbiche della rizosfera, tramite modifiche qualitative e quantitative degli essudati radicali;
- sulla struttura del suolo, che viene migliorata;

In definitiva la possibilità di micorizzare le piante in fase di messa a dimora, o gli alberi si dimostra un importante ausilio nella cura e nella soluzione di svariati problemi.

Considerazioni sulla gestione degli alberi

Si riporta il comunicato dell'Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali della provincia di Padova sul problema della gestione e degli abbattimenti di alberi nel territorio comunale di Padova.

L’abbattimento di un albero costituisce sempre una perdita di valore per la società e per l’ambiente, sia esso urbano o rurale.
L’albero, tramite complessi fenomeni biochimici, depura l’aria mediante l’assorbimento di CO2, la produzione di ossigeno, l’assorbimento e l’inattivazione di alcuni inquinanti (HF, SO2, Cl2, NOx), l’abbattimento delle polveri (un filtro sempre attivo per il particolato sospeso PTS, PM10 e PM2,5) e bilanciando la formazione di ozono. L’albero attenua l’inquinamento acustico assorbendo e mitigando le onde sonore e favorendo la produzione di “rumore bianco” (un particolare tipo di rumore caratterizzato dall'assenza di periodicità e da ampiezza costante su tutto lo spettro di frequenze). Inoltre, l’albero regola il microclima attraverso la sottrazione di calore all’aria, ombreggia i luoghi di sosta, riposo e ricreazione, ed offre riparo e nutrimento ad uccelli ed altri animali che, nonostante tutto, hanno fatto dell’ambito urbano la loro dimora.
L’albero è quindi un purificatore e un “climatizzatore” a costi molto esigui e di grande efficacia ! L’albero è un micro-habitat che contribuice ad arricchire la biodiversità e a migliorare le condizioni di vita dell’uomo, non senza trascurare la valenza paesaggistica che può rivestire un filare di alberi, come un esemplare isolato di grandi dimensioni.
Partendo da questa breve disamina, il Consiglio dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della provincia di Padova, prendendo spunto dai recenti abbattimenti che hanno trovato ampio eco sulla stampa locale, vuole fornire alcune indicazioni di ordine generale, volte a favorire il recupero della naturalità degli ambienti urbani e periurbani.
Innanzitutto è evidente che ogni albero ha bisogno di un suo spazio vitale e, quindi, di volta in volta la scelta della specie da impiegare va condotta considerando le dimensioni che assumerà alla maturità e non quelle all’impianto, come spesso può accadere a causa di varianti al progetto dell’ultim’ora; alcune specie sono più adatte ad ombreggiare i parcheggi, o a valorizzare i viali cittadini, o ancora a crescere negli spazi più angusti fra i condomini e le case della nostra città, che non è un ambiente uniforme, ma offre innumerevoli varianti ecologiche, nicchie, anche molto diverse fra loro, per le quali bisogna individuare le specie che meglio vi si possono adattare. Una scelta oculata permetterà di godere dell’albero per lunghi anni senza dover fare i conti con interferenze, disturbi frequenti ma soprattutto costose e inutili manutenzioni.
Una scelta attenta delle specie e della posizione di impianto permette anche di migliorare la naturalità dei canali che circondano la nostra città. Un’opportuna progettazione permetterebbe di ottenere, a fianco della funzione prioritaria di sicurezza idraulica, anche una funzione ricreativa e “naturalistica”. Ciò impone agli enti che hanno il compito di sorvegliare e mantenere in efficienza la rete idrografica e di scolo del nostro territorio non pochi sforzi. Il solo inerbimento degli argini semplifica il controllo del loro stato e l’esecuzione delle attività di manutenzione. L’albero in questi contesti andrebbe quindi collocato in posizioni adeguate, scegliendo, fra tutte, solo le specie che risultano più consone allo sviluppo della chioma e dell’apparato radicale, che non deve compromettere la stabilità dell’argine.
Non meno importante è la programmazione della manutenzione dell’albero, variabile in funzione della sua collocazione e funzione, ma che va sempre condotta prima che si manifestino i disagi, per evitare drastici interventi di potatura, non solo antiestetici ma veicolo essi stessi di infezioni che spesso portano alla morte della pianta e ne precludono un armonioso sviluppo.
Un approccio alla cura dell’albero che non consideri complessivamente questi aspetti condurrebbe a errori sostanziali nella gestione degli spazi verdi urbani, risorse indispensabili per tutelare la salute dei cittadini che non sempre hanno la consapevolezza di ciò. In merito alla gestione e quindi agli investimenti che sono tenuti a sopportare gli enti preposti va osservato che sarebbe proficuo considerare tutte le opportunità offerte dalle misure regionali, in termini di contributi, a favore della creazione di siepi e alberature con funzione soprattutto ecologica nonché l’utilizzo delle ormai consolidate tecniche di ingegneria naturalistica nelle zone più a rischio di frana ed erosione.

Il Consiglio dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Provincia di Padova

mercoledì 21 gennaio 2009

La Procesionaria delle Conifere

Come ogni inverno, nei mesi di dicembre, gennaio e febbraio compaiono sulle nostre conifere i fastidiosi nidi di processionaria. La processionaria (Thaumetopoea pityocampa) è un insetto dell'ordine dei lepidotteri appartenente alla famiglia Notodontidae.


video
Esso deve il suo nome alla caratteristica abitudine di muoversi sul terreno in fila, formando una sorta di "processione".
Questo artropode si trova nelle regioni temperate dell'Europa meridionale, nel vicino Oriente e perfino nell'Africa settentrionale. E' uno degli insetti più distruttivi per le foreste, capace di privare di ogni foglia vasti tratti di pinete durante il proprio ciclo vitale.
Le pianta più colpita è il pino (in particolare il pino nero e il pino silvestre), ma è facile trovarne anche presso larici e cedri.
Il ciclo biologico del parassita
La processionaria è attiva solo durante i periodi freddi dell'anno, dal momento che trascorre i caldi mesi estivi come bozzolo seppelito sotto terra. Ogni femmina produce un "ammasso" di uova che viene fissato ad un ago dell'albero ospitante. L'ammasso può contenere fino a 300 uova, dalle quali dopo almeno 4 settimane nascono le tipiche larve. Le uova sono completamente ricoperte da scaglie provenienti dall'addome della femmina.

Nonostante la modesta dimensione le larve sono dotate di forti mandibole in grado di fagocitare i duri aghi già subito dopo la nascita.
In poco tempo, spogliato completamente un ramo, si muovono in fila alla ricerca di nuovo nutrimento.
I bruchi vivono in gruppo. Inizialmente sono nomadi, spostandosi di ramo in ramo costruendo nuovi nidi provvisori, ma verso ottobre formano un nido sericeo dove affronteranno l'inverno.
L'attività riprende in primavera e le processionarie, in genere verso la fine di maggio, si dirigono in un luogo adatto per tessere il bozzolo.
Trovatolo, lì si interrano ad una profondità variabile di circa 15 cm. Lo stato di crisalide ha durata di circa un mese, ma può prolungarsi anche per uno o più anni.
L’insetto, raggiunta la maturità e avvenuta la metamorfosi, durante il mese di luglio esce dal bozzolo. L’adulto è una falena con ali larghe 3-4 cm, di colore grigio con delle striature marroni; la femmina è solitamente di dimensioni lievemente maggiori del maschio.
La loro vita è molto breve: non più di 2 giorni.
Le femmine sono le prime a recarsi sugli alberi ad alto fusto, dove vengono in seguito fecondate dal maschio.
Il lepidottero vola alla ricerca della pianta più adatta per la deposizione delle uova e il ciclo ricomincia.

Identificazione
Uova
Le uova sono sferiche e bianche; si trovano raggruppate in forma cilindrica tra degli aghi di pino. La massa di uova è larga 25-40 mm e alta circa 5 mm e può contenere 70-300 uova. E' coperta con scaglie, prodotte dalla punta dell'addome della femmina, di colore grigio-marrone, tonalità che permette un'efficace mimetizzazione tra i rami della pianta.

Larva
Il bruco ha 5 stadi larvali. Nel primo stadio il bruco ha un corpo di colore verde. Dopo la seconda muta, il bruco assume il suo aspetto definitivo. A fine crescita il bruco è lungo 38-45 mm. La larva è coperta di peli urticanti che possono causare irritazioni cutanee anche gravi, congiuntivite, congestione e asma nell'uomo e negli animali. Questi peli urticanti sono disposti in ciuffi in ogni parte del corpo. La colorazione del tegumento del corpo varia notevolmente a seconda della specie. In generale, il tegumento è più scuro nelle zone fredde e varia dal grigio-bluastro al nero. La testa della larva è nera. I peli laterali e ventrali variano dal bianco al giallo scuro. I peli dorsali vanno dal giallo all'arancione e nascono da bulbi rosso-bruni. La parte inferiore del corpo è di un marrone più o meno scuro.

Pupa
La pupa è avvolta in un bozzolo di seta ovale di colore marrone-bianco. La pupa (obtecta) è lunga circa 20 mm, di forma ovale, di colore marrone pallido-giallo che col tempo diventa bruno-rossastro. Gli uncini (che legano ad un supporto, es. lo stelo di una pianta) sono arrotondati, con due robuste spine ricurve.
Adulto
La falena di sesso femminile ha un'apertura alare di 35-50 mm, quella di sesso maschile è più piccola con un'apertura alare di 30-40 mm. Entrambi hanno una cresta irregolare nella parte anteriore. Le ali anteriori sono di colore grigio cinereo; le fibre nervose (dette nei lepidotteri "trachee"), i margini e le tre bande trasversali sono più scure. Il disegno è meno pronuciato sulle ali della femmina. Le ali posteriori sono bianche e grigie, con la caratteristica macchia di colore grigio-marrone nella zona anale. Le antenne sono giallastre alla base e piuttosto marroni sulla punta. Entrambi i sessi hanno un torace peloso. L'addome della femmina è robusto e il suo ultimo segmento è coperto con grandi scaglie.

Lotta
I metodi di lotta sono numerosi e prevedono pratiche agronomiche (rimozione meccanica dei nidi), mezzi microbiologici (utilizzo di dell'insettcida biologico Bacillus thuringiensis kurstaki), da distribuire per via aerea e che provoca la paralisi delle larve, la lotta mediante utilizzo di ferormoni. Di recente introduzione, la lotta mediante iniezioni fitoterapiche al fusto da eseguire nei mesi di settembre ed ottobre. Questo sistema garantisce risultati assolutamente impensabili con gli altri sistemi e vantaggi anche di carattere economico. Si rimanda alla descrizione più dettagliata nel relativo "Post" del sistema a microinfusione. Si segnala che tale sistema ha permesso di debellare questo pericoloso insetto da interi territori comunali della provincia di Venezia, Padova, Treviso e Vicenza.

Didattica e divulgazione


Svolgiamo attività didattica sulle tematiche agroambientali con particolare riferimento all’arboricoltura. Utilizziamo presentazioni in Powerpoint, ampia documentazione fotografica e approfondite schede riassuntive. Di ogni tematica trattata si offrono dimostrazioni pratiche e simulazioni con l’utilizzo delle attrezzature più moderne oggi disponibili. Conoscere e diffondere la cultura dell’albero rappresenta la linfa del rispetto per la natura nelle nuove generazioni. In un mondo sempre meno attento alla natura divulgare la sua importanza è diventato un dovere.

Risanamenti radicali

Un importante ruolo per il sistema albero è svolto dall’apparato radicale. Questo organo oltre alla funzione di assorbimento di acqua e nutritivi, svolge una rilevate funzione negli scambi gassosi e meccanica ai fini della stabilità della pianta.
La rizosfera ha sempre rappresentato per gli arboricoltori un grande problema, per la difficoltà di intervenire in maniera diretta sulle radici senza recare alcun danno alle delicate strutture sotterranee.
L’impossibilità tecnica e le difficoltà operative hanno impedito fino ad oggi di procedere ad interventi mirati agli apparati radicali.
Il sistema Turbo Air® consiste in un forte getto d’aria che fuoriesce da una apposita attrezzatura, che permette l’eliminazione del terreno rispettando anche le radici più piccole. Con tale sistema è possibile portare in superficie l’apparato radicale su cui si può intervenire in maniera diretta.

Quando si usa?
Scavo del colletto
Lo scavo del colletto è una pratica essenziale per la gestione della salute degli alberi. Il beneficio che si ottiene grazie a tale pratica è riconosciuta da tutti, ma pochi sono gli arboricoltori che la eseguono. La principale ragione risiede nella difficoltà di eseguire tale pratica con i soliti strumenti. Turbo Air® ha rivoluzionato su larga scala lo scavo del colletto. Turbo Air consente di effettuare tale pratica in tempi brevi e senza procurare nessuna ferita a livello radicale.

Decompattamento del suolo
Studi recenti dimostrano che l’eliminazione del terreno compatto ed esausto dalle radici di un albero, e la sostituzione con terreno di minor densità e ricco in sostanza organica, produce un enorme beneficio allo sviluppo delle radici ed alla salute della pianta. Con Turbo Air® anche i terreni più compatti possono essere rimossi dalle radici con successo e senza procurare danni alla pianta.

Diagnosi e Analisi della struttura delle radici
Molti dei disturbi che soffrono alberi ed arbusti sono causati da problemi all’apparato radicale. La diagnosi delle radici è spesso trascurata per ovvie difficoltà operative. Ora tale pratica diagnostica è possibile e non arreca danni all’apparato radicale. Con Turbo Air® è possibile effettuare diagnosi accurate all’apparato radicale di alberi ed arbusti e diagnosticare la presenza di patogeni o di barriere che impediscono il corretto sviluppo delle radici.
Durante opere di costruzione spesso viene eseguito il taglio delle radici con gravi strappi o ferite causate da pale meccaniche o macchinari da scavo. Con Turbo Air® è possibile scavare tra le radici senza fare danni, con la possibilità di scegliere le radici da tagliare, e dove eseguire i tagli, con un notevole beneficio per la pianta da mantenere.
Turbo Air® viene utilizzato anche per scavi, posizionamento tubazioni ed impianti irrigui e per il trapianto di alberi.

domenica 18 gennaio 2009

Complimenti per il tuo blog, non lo conoscevo. Ciao.

giovedì 15 gennaio 2009

La tomografia sonica nell’analisi della stabilità degli alberi

Generalità
Nella valutazione della stabilità di esemplari arborei, l’indagine strumentale risulta un importante ausilio nella comprensione delle reali condizioni interne di un albero. Diverse sono le tecnologie utilizzate, e tra queste senza dubbio la tomografia sonica rappresenta il sistema che garantisce una agile applicabilità e precisione assoluta. Il Tomografo sonico “Picus®” funziona sfruttando il principio secondo il quale la velocità del suono attraverso il legno, dipende dal modulo di elasticità e dalla densità dello stesso. I principali danni a carico degli alberi sono rappresentati da fratture, cavità, fenomeni degenerativi del legno (carie), che riducono l’elasticità e la densità del legno. Queste caratteristiche dipendono dalla specie e se misurate in modo assoluto necessitano delle comparazioni con i valori ricavabili dalle tabelle standard.Il Picus® Sonic Tomograph misura quindi la velocità relativa del suono, cosicché il sistema si calibra automaticamente ad ogni misurazione.




Funzionamento
Lo strumento è costituito da un set di sensori (da 8 a 12), che vengono posizionati nei punti strategici attorno alla zona che si vuole indagare. Ogni sensore è connesso ad un chiodo ( 0.8 – 1 mm), il quale permette il contatto con il legno. L’onda sonica viene generata manualmente attraverso un martello collegato mediante un cavo a “Y” al modulo e al chiodo.
I diversi sensori misurano il tempo di trasmissione dell’onda sonica; dai tempi di trasmissione e dalla distanza tra i sensori, vengono calcolate le velocità apparenti dell’onda sonica.
Da questi dati il software elabora il tomogramma che evidenzia le diverse zone della sezione che possono essere misurate successivamente.
La trasmissione dei dati al palmare è di tipo wireless (senza fili), con tecnologia bluetooth.

Determinazione della geometria dell’albero
L’accuratezza dell’indagine dipende dal numero di sensori utilizzati e dal grado di approssimazione della distanza reciproca tra i sensori. In caso di misurazione di sezioni circolari la distanza tra i moduli viene definita automaticamente misurando la circonferenza (es. 10 moduli su una circonferenza di 200 cm ® 1 modulo ogni 20 cm); nel caso di sezioni ellittiche vengono definite l’asse x e l’asse y. Nel caso di sezioni irregolari si procede alla misurazione della distanza reciproca dei moduli creando una forma libera che risulta corrispondente alla reale sezione esaminata; quest’ultimo procedimento assicura un grado di precisione estremamente elevato riducendo al massimo le approssimazioni.


Misurazione e definizione del tomogramma
Il risultato della generazione di “n” onde soniche è una fitta rete di informazioni con tutte le velocità relative all’interno della sezione indagata.L’esame strumentale può essere eseguito anche su diversi piani o sezioni, permettendo la valutazione tridimensionale dello sviluppo di una carie. Questo è l’unico sistema per vedere graficamente lo sviluppo verticale di patologie fungine a carico dei tessuti legnosi .


Lettura del Tomogramma
Nel tomogramma sono evidenziate aree diversamente colorate: le zone nere e marroni indicano una buona trasmissione delle onde quindi buon stato del legno che presenta, quindi normale funzione meccanica; le zone blu, viola o bianche rappresentano settori soggetti a cavità o forti degenerazioni. Queste zone hanno perso qualsiasi funzione meccanica quindi va rivolta notevole attenzione nel valutare la loro entità e il loro posizionamento. Non è possibile definire con certezza la differenza tra una cavità e una forte degenerazione (carie in stato avanzato) in quanto la densità dei tessuti risulta molto simile. In questi casi è possibile risalire a tale differenza con una attenta osservazione dei dati, da una ricostruzione storica degli eventi, dai risultati dell’analisi visiva e dallo studio di quanto a nostra disposizione. Le aree verdi indicano situazioni intermedie tra le due descritte, si tratta di legno discolorato, legno ancora dotato di una funzione meccanica, ma sottoposto a infezione fungina. E’ inoltre possibile rappresentare graficamente il limite del rapporto T/R utile a verificare la quantità del legno sano residuo.


Conclusioni
Una corretta indagine di stabilità di un albero presuppone prima dell’approfondimento strumentale un’attenta analisi visiva, con l’identificazione di tutti i difetti strutturali, patologici etc. Non si può prescindere da questa fase uguale per importanza all’indagine tomografica. Una valida interpretazione dell’albero, finalizzata alla quantificazione del rischio di cedimento e alla messa a punto di tutte le pratiche colturali volte alla messa in sicurezza degli esemplari, quindi, è il risultato di due fasi distinte ma complementari.
E’ possibile eseguire l’indagine anche in quota a livello della corona o di grosse branche.
Con questa tecnica è possibile definire con estrema precisione lo stato di salute del legno dell’albero, e valutare con esattezza situazioni pericolose o potenzialmente a rischio allo scopo di prevenire eventi di danno.

mercoledì 30 aprile 2008

Il Tree Climbing

Il Tree climbing è una tecnica utilizzata dagli arboricoltori professionisti per la risalita e il movimento nella chioma degli alberi di cui si prendono cura.
Utilizzando questa metodica di lavoro ci è possibile effettuare interventi di potatura, di rimozione di ogni parte secca, degenerata o comunque pericolosa (branche secche o malate in vicinanza di case, strade, parcheggi etc.), su qualsiasi albero, senza necessariamente ricorrere ai mezzi operativi tradizionali (piattaforme di sollevamento), dal costo elevato e dal notevole ingombro e non sempre utilizzabili in piccoli giardini, in parchi e luoghi di pregio o dove esistano condizioni di scarsa manovrabilità. L’utilizzo di questa tecnica ci permette un approccio alla pianta innovativo; ci si muove dall’interno verso l’esterno seguendo le naturali linee di accrescimento dell’albero.
Il risultato è dimostrato da un elevato livello qualitativo degli interventi nel rispetto degli alberi e di ciò che li circonda.
Ogni albero potato o semplicemente “ripulito” utilizzando questa tecnica sarà più sano, più bello e certamente più sicuro.
La nostra professionalità dimostrata da anni di studi e continui aggiornamenti, è testimoniata dal fatto che vengono trattati con pari rigore ed attenzione sia gli aspetti legati alla sicurezza del lavoro sia quelli relativi alla corretta cura dell’albero. Molti alberi storici e monumentali della nostra regione sono stati da noi curati con questa tecnica.
Conoscere l’alta specializzazione necessaria fa comprendere l’importanza di affidarsi a mani esperte per preservare e curare nel modo migliore il patrimonio arboreo dei nostri giardini, dei parchi o alberature delle nostre città.
Il problema degli abbattimenti di esemplari deperiti o pericolosi comporta una conoscenza approfondita e prevede l’utilizzo di tecniche particolari e l’adozione di metodiche di lavoro particolarmente sicure. Noi con l’abbattimento controllato siamo in grado di preservare ciò che circonda l’esemplare e valutare la soluzione migliore in ogni occasione.
I consolidamenti e gli ancoraggi, sono necessari per ripristinare condizioni di sicurezza su alberi danneggiati da meteore o parassiti o per prevenire la caduta e la rottura di intere branche, o tronchi, di dubbia stabilità.
In questi casi si interviene applicando sistemi di ancoraggio dinamici, che permettono il naturale movimento dell'albero o di alcune sue parti limitandolo quando viene eccessivamente sollecitato dal vento o da eventi meteorologici pericolosi.
Ciò potrebbe rappresentare un problema di difficile soluzione operando con i semplici
sistemi tradizionali o quando non vi sia la condizione per utilizzare mezzi meccanici. Con la tecnica del Tree Climbing ed una specifica conoscenza della fisiologia e della fisionomia delle piante ornamentali esotiche ed indigene tutto ciò diventa possibile con interventi estremamente mirati, a minor costo e in qualsiasi condizione di luogo e di clima.

La tecnica a Microinfusione

Questa metodologia è stata studiata per ottimizzare i dosaggi di applicazione, e minimizzare l’invasività del sistema. L’attenzione durante lo sviluppo del sistema è stata rivolta alla velocità e accuratezza dell’iniezione, alle condizioni favorevoli per l’assorbimento e all’efficacia di traslocazione dei principi attivi. Il risultato è stato una attrezzatura in cui le varie fasi sono assolutamente modulabili e adattabili alle diverse condizioni operative. A differenza dei sistemi endoterapici finora utilizzati, in cui la soluzione viene iniettata in forma liquida, la soluzione viene nebulizzata attraverso una capsula (plug), precedentemente inserita nel legno attivo. L’attrezzatura è costituita dalla “pistola” di iniezione, dal sistema di pressione e dalle bombole per il contenimento del prodotto.

Il sistema di iniezione è costituito da una “pistola” mediante cui il prodotto attraverso la plug viene trasferito alla pianta. Il volume da iniettare viene caricato in un serbatoio e regolato attraverso l’apertura di una apposita valvola. La pressione di utilizzo viene decisa dall’operatore e varia in funzione del tipo di pianta e delle condizioni di utilizzo.

Il processo si svolge secondo tre fasi distinte:
1) preparazione del foro
2) inserimento della plug
3) iniezione

Meritano di essere sottolineati alcuni punti che rendono il sistema a microinfusione particolarmente adatto a grandi realtà operative:
1) riduzione dei tempi di intervento
2) conseguente riduzione dei costi di intervento
3) maggiore efficacia legata alla solubilità e traslocazione dei p.a.
4) maggiore precisione dei dosaggi
5) svincolo dalle condizioni metereologiche durante il trattamento
6) minor numero di fori rispetto all’uso di capsule o sistemi a pressione tradizionali
7) riduzione a “0” della trasmissione di infezioni fungine da un albero all’altro
8) possibilità di trattare specie considerate difficili (es. conifere)
9) possibilità di fornire elementi nutritivi (N, P, K, microelementi)
10) maggiore sicurezza per l’operatore


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giovedì 3 aprile 2008

Le iniezioni fitosaniatrie endoterapiche


Descrizione delle iniezioni fitosanitarie endoterapiche (I.F.E.)
E' una metodologia che consente la difesa delle piante ornamentali da manifestazioni parassitarie causate da insetti e funghi.
La tecnica I.F.E. “iniezioni fitosanitarie endoterapiche”, consiste in iniezioni al fusto con prodotti sistemici che sfruttando i movimenti linfatici, distribuisce la soluzione curativa all’apparato aereo di tutta la pianta.
Questa tecnica rispetto alle tecniche tradizionali (irrorazioni), comporta diversi vantaggi:

1) Possibilità di trattare in zone urbane senza alcun rischio per la salute umana;


2) Nessuna dispersione nell’ambiente dell’insetticida;
3) Rispetto degli insetti pronubi e ausiliari;
4)Dosaggio preciso: la quantità di prodotto viene calcolata secondo le reali dimensioni della pianta;
5) Riduzione delle dosi di applicazione;
6) Una maggiore efficacia rispetto alle tradizionali distribuzioni per irrorazione, legata anche al fatto che l’antiparassitario non subisce l’azione dilavante degli agenti atmosferici (piogge, vento etc.);
7) Una prolungata persistenza d’azione, che permette con un solo trattamento di tutelare la pianta per un’intera stagione vegetativa;
8) Minore impatto ambientale.

Questa tecnica può essere applicata secondo 4 metodologie:
a) Metodo a sacca: consiste nell’applicazione di una sacca contenente la soluzione insetticida che viene assorbita. Questa tecnica non prevede applicazioni di pressione;
b) Metodo a micropressione: con l’ausilio di “capsule Mouget”, che consiste nell’applicare al fusto numerose capsule contenenti pochi ml di principio attivo puro;
c) Metodo ad alta pressione: prevede l’introduzione forzata (8-9 atm), della soluzione all’interno del tronco;
d) Metodo a bassa pressione: consiste nell’iniettare la soluzione curativa nel flusso linfatico rispettando la normale pressione (max 2 atm), che la stessa ha all’interno del fusto.




Di recente introduzione la tecnica endoterapica per microinfusione descritta in dettaglio nel post "La tecnica endoterapica per microinfusione".

mercoledì 2 aprile 2008

Chi siamo

Siamo un gruppo di professionisti, che per amore della natura hanno deciso di dedicarsi alla tutela dell’ambiente e delle piante. Ci avvaliamo di una profonda conoscenza e cultura del settore, continuamente aggiornata, sperimentando tecniche sempre più innovative e metodologie avanzate per la cura delle piante.
Nel dicembre 2002 abbiamo ottenuto la certificazione ETW I.S.A. (Società Internazionale di Arboricoltura).
Da anni lavoriamo sui più belli ed importanti esemplari arborei del Veneto e Italia, curandoli con rispetto ed amore.
Svolgiamo attività di consulenza per la corretta gestione di parchi e giardini storici, verde pubblico e privato, eseguendo interventi specialistici di:

- Iniezioni fitosanitarie endoterapiche,
- Valutazioni di stabilità (V.T.A.),
- Interventi in Tree Climbing,
- Interventi radicali,
- Dendrochirurgia,
- Didattica e divulgazione